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Dalla dote da 15mila euro per i diciottenni al Reddito 2.0: la ricetta del Movimento 5 Stelle e del campo largo rischia di desertificare il tessuto produttivo italiano e spaventare i mercati internazionali.
DI Giuseppe Trej
Sembra che la lezione del passato non sia servita a nulla.
Dopo le macerie finanziarie e il buco nei conti pubblici lasciato in eredità dalle edizioni precedenti dell'assistenzialismo a pioggia, la politica della spesa facile torna alla carica.
Dalla vetrina di Nova a Milano, il Movimento 5 Stelle guidato da Giuseppe Conte ha messo sul tavolo le carte per la prossima campagna elettorale, approvando un pacchetto di misure che punta dritto alla pancia dell'elettorato: il ritorno del Reddito di Cittadinanza nella versione 2.0 e una "dote" di 15.000 euro per i neo-diciottenni.
Un’operazione che, solo per l’assegno ai giovani, sfiora gli 8,5 miliardi di euro all’anno.
Cifre astronomiche che la sinistra punta a finanziare con la solita ricetta: stangate fiscali su successioni, patrimoni e imprese.
Ma la domanda che nessuno nel "campo largo" sembra porsi è tragicamente semplice: quando il tessuto economico sarà del tutto prostrato, chi pagherà la fattura?
Il cortocircuito della forza lavoro: imprese in ginocchio
Il nodo centrale di questa strategia è l'impatto devastante sull'economia reale.
Piccoli imprenditori, artigiani, contadini e allevatori – la vera spina dorsale della produzione italiana – si trovano da anni a combattere contro una pressione fiscale soffocante e costi energetici fuori controllo.
Introdurre di nuovo un sussidio universale da oltre 6.500 euro l'anno per gli "occupabili" significa prosciugare ulteriormente il bacino di manodopera.
In settori chiave come l'agricoltura, la ristorazione, l'artigianato e la manifattura di base, la difficoltà di reperire personale non è un'ipotesi, ma una realtà quotidiana.
Se lo Stato si propone come concorrente dei datori di lavoro offrendo redditi garantiti disancorati dalla produttività, il risultato è immediato: le piccole attività chiudono i battenti o sono costrette a ridimensionarsi.
[Mancanza di Manodopera & Pressione Fiscale]
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[Chiusura di PMI, Artigiani e Agricoltori]
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[Crollo del Gettito IRPEF & Imprese all'Estero]
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[Aumento del Debito & Crisi di Credibilità]
Fuga all'estero e sfiducia dei mercati internazionali
Di fronte a un Paese che sceglie la via dell'assistenzialismo e della tassazione punitiva sui capitali, la reazione del mondo imprenditoriale e degli investitori esteri sarà inevitabile: la fuga.
Le aziende che possono delocalizzare sposteranno sedi e impianti in giurisdizioni con un fisco più amico e mercati del lavoro più dinamici.
Chi rimane sarà costretto a tagliare gli investimenti o a soccombere.
A livello internazionale, la percezione dell'Italia rischia di scivolare nuovamente verso quella di un Paese a sovranità finanziaria limitata, incapace di generare crescita reale e perennemente dipendente dal debito pubblico per finanziare mance elettorali.
Per gli investitori esteri e le agenzie di rating, un piano finanziato a colpi di tasse sulla ricchezza e uscite correnti improduttive rappresenta un segnale d'allarme rosso.
Il rischio di impennata dello spread e di un aumento del costo di rifinanziamento del debito sovrano è la prima, immediata conseguenza che le famiglie italiane pagheranno sotto forma di mutui più cari e inflazione.
La beffa del tetto ISEE a 300mila euro
La misura della dote da 15.000 euro ai diciottenni rivela contorni quasi paradossali.
Fissare il tetto d'accesso a un reddito familiare fino a 300.000 euro significa estendere l'assegno a quasi la totalità dei ragazzi italiani, trasformando la misura da potenziale ausilio per chi ne ha davvero bisogno a un trasferimento a pioggia indistinto.
Mentre si ipotizza di regalare migliaia di euro indipendentemente dal merito o dal reale bisogno, i pilastri del nostro welfare crollano:
•La Sanità pubblica soffre di carenze d'organico strutturali, con liste d'attesa interminabili e pronto soccorso allo stremo.
•I pensionati con i trattamenti minimi vedono il proprio potere d'acquisto eroso giorno dopo giorno senza che si trovino le risorse per un adeguamento dignitoso.
Chi pagherà il conto finale?
In un Paese in cui l'80% dell'IRPEF è già versato da lavoratori dipendenti e pensionati, ridurre la base imponibile delle imprese e del lavoro autonomo significa guidare il sistema fiscale verso il punto di rottura.
Se la classe produttiva viene soffocata, l'evasione di sopravvivenza aumenta e le aziende chiudono o scappano, la ricchezza da redistribuire semplicemente smetterà di esistere.
A quel punto, nessuna cambiale elettorale potrà essere incassata, e a rimanere saranno solo un debito pubblico insostenibile, un sistema sanitario smantellato e un Paese da cui i giovani saranno costretti a fuggire non per scelta, ma per necessità.
Giuseppe Trej
Presidente “di Europa Federale”
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